MIC - Misery Index Confcommercio: Una valutazione macroeconomica del disagio sociale

  • A settembre l’indice di disagio sociale scende a 19,5 (-1,4 punti su agosto)
  • La disoccupazione estesa si attesta al 15,5%
  • I prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto si mantengono negativi (-0,1% su base annua) 
  • L’emergere della seconda ondata pandemica si inserisce in un contesto molto fragile: a breve termine c’è il rischio di un forte peggioramento

MIC - Misery Index Confcommercio: Una valutazione macroeconomica del disagio sociale

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5 novembre 2020
173/2020

173/2020
Roma, 05/11/2020

Il MIC di settembre 2020 si è attestato su un valore stimato di 19,5, in ridimensionamento di 1,4 punti su agosto. Il graduale ritorno ad una situazione meno emergenziale, tendenza che ha caratterizzato i mesi estivi contribuendo al parziale ridimensionamento dell’area del disagio sociale, rischia di interrompersi già a ottobre. L’emergere della seconda ondata pandemica, con i conseguenti provvedimenti restrittivi, si inserisce in un contesto caratterizzato dal mancato recupero delle perdite reddituali ed occupazionali generate dal lockdown di marzo e aprile, soprattutto nel comparto dei servizi, in particolare di quelli turistici e, in generale, legati alla fruizione del tempo libero. L’innescarsi di nuove interruzioni di attività su un tessuto particolarmente fragile potrebbe dare origine a situazioni ancora più negative di quelle determinatasi in primavera - MIC attorno a 30 punti - con il pericolo, sempre più concreto per molte attività e posti di lavoro, di non sopravvivere.

A settembre il tasso di disoccupazione ufficiale si è attestato al 9,6%, in diminuzione di un decimo di punto su agosto. Il dato riflette una sostanziale stabilità dei livelli occupazionali  associata a una modesta diminuzione del numero di persone in cerca di lavoro (-22mila unità in termini congiunturali). I moderati miglioramenti “estivi” non hanno permesso il recupero dei livelli occupazionali d’inizio anno; la situazione rimane difficile sia per il lavoro autonomo sia per il lavoro a tempo determinato, al cui interno vi sono molti dei lavoratori “stagionali”.

Includendo una parte dei sottoccupati tra i disoccupati, fermo restando il complesso delle persone presenti sul mercato del lavoro, il tasso di disoccupazione risulta più elevato di 1,2 punti (10,8%). Per quanto concerne gli scoraggiati, nell’ultimo mese si rileva una sostanziale stabilità in termini congiunturali.

A settembre 2020 le ore autorizzate di CIG sono state oltre 150 milioni a cui si sommano altri 104 milioni di ore per assegni erogati da fondi di solidarietà. Del totale, il 94% aveva causale Covid-19, confermando la situazione già rilevata nei mesi precedenti. In termini di ore di CIG effettivamente utilizzate destagionalizzate e ricondotte a ULA, si stima che questo corrisponda quasi 600mila unità lavorative standard. Il combinarsi di queste dinamiche ha portato il tasso di disoccupazione esteso al 15,5% (tab. 1).

A settembre i prezzi dei beni e dei servizi ad alta frequenza d’acquisto hanno registrato un calo dello 0,1% su base annua, permanendo la variazione congiunturale in territorio negativo per il terzo mese consecutivo.

La figura 1 mostra le due componenti del MIC (in rosso l’inflazione dei beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto ed in blu la disoccupazione estesa), mentre l’ingrandimento riporta l’andamento complessivo del disagio sociale negli ultimi dieci mesi.

Tabella 1: Prezzi, disoccupazione e Misery Index Confcommercio (MIC) in Italia

anno

disoccupazione ufficiale (%)

disoccupazione estesa (%) *

Δ% prezzi-alta frequenza di acquisto

MIC*

2007

6,1

8,7

2,9

13,2

2014

12,6

18,1

0,3

23,1

2018

10,6

14,6

1,8

19,8

2019

9,9

13,8

0,8

18,1

2020-II trim

8,5

21,6

0,3

27,5

2020-III trim

9,7

16,6

-0,1

21,0

2019-Dicembre

9,6

13,6

1,0

17,9

2020-Gennaio

9,5

13,5

1,3

18,0

2020-Febbraio

9,3

12,7

0,8

16,7

2020-Marzo

8,5

14,8

0,6

19,2

2020-Aprile

7,3

22,5

0,8

29,0

2020-Maggio

8,7

24,3

0,0

30,7

2020-Giugno

9,4

18,0

0,1

22,8

2020-Luglio

9,8

17,8

-0,1

22,4

2020-Agosto

9,7

16,6

-0,2

20,9

2020-Settembre

9,6

15,5

-0,1

19,5

Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio-Imprese per l’Italia su dati ISTAT ed INPS.
Legenda: per le definizioni si veda la nota tecnica. * I dati degli ultimi tre mesi sono frutto di stime (cfr. la nota tecnica a pag. 3).

Figura 1: Misery Index Confcommercio (MIC)

Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio-Imprese per l’Italia su dati ISTAT ed INPS.
Legenda: per le definizioni si veda la nota tecnica. I dati degli ultimi tre mesi sono frutto di stime (cfr. la nota tecnica a pag. 3).

Nota tecnica sul calcolo del Misery Index Confcommercio (MIC)

Il Misery Index (MI) tradizionale è dato dalla somma di tasso di disoccupazione e tasso d’inflazione. I pesi assegnati sono identici e pari a 1.

Il Misery Index Confcommercio (MIC) è calcolato in modo da leggere con maggiore precisione la dinamica del disagio sociale, misurato in una metrica macroeconomica. Le due componenti del MIC sono il tasso di disoccupazione esteso e la variazione dei prezzi dei beni e dei servizi acquistati in alta frequenza (fonte ISTAT): le dinamiche di prezzo di questo paniere influenzano in modo più diretto la percezione dell’inflazione da parte delle famiglie, correlandosi direttamente con le preoccupazioni (disagio) sul potere d’acquisto.

Studi scientifici (si veda Di Tella, MacCulloch ed Oswald, 2001), hanno dimostrato come il costo della disoccupazione in termini di soddisfazione di vita sia superiore a quello dell’inflazione. Ricerche sociali evidenziano come la prima preoccupazione dei cittadini sia la questione del lavoro, e quindi la paura della disoccupazione. Il Misery Index tradizionale, che assegna pesi uguali ai due mali, tende, dunque, a sottostimare i costi economici, psicologici e sociali - diretti ed indiretti - della disoccupazione. Il MIC assegna pesi diversi alle due componenti, disoccupazione ed inflazione, rispettivamente 1,2647 e 0,7353. La quantificazione dei due pesi adottata si basa sulla regressione 1 della Tabella 2 contenuta in Becchetti, Castriota e Giuntella (2010), in cui si stima che, per lasciare indifferente un cittadino medio europeo, l’aumento di un punto di disoccupazione deve essere compensato da una diminuzione di 1,72 punti di inflazione. Di conseguenza, i pesi della disoccupazione e dell’inflazione valgono, rispettivamente, (1,72/2,72)x2=1,2647 e (1/2,72)x2=0,7353. I pesi sono moltiplicati per due in modo da lasciare la loro somma uguale a due per consentire una lettura non ambigua dei risultati (anche nel calcolo del Misery Index tradizionale la somma dei pesi è pari a due).

A differenza del Misery Index tradizionale nel MIC viene calcolata una versione più estesa della disoccupazione. Al numeratore del tasso di disoccupazione esteso compaiono parte dei sottoccupati, gli scoraggiati, come definiti più sotto, e i cassaintegrati equivalenti a zero ore. Questo concetto si esemplifica facilmente: se le ore di cassa integrazione sono otto in un giorno, quattro per una persona e quattro per un’altra persona, i cassaintegrati equivalenti sono pari a uno dal momento che un dipendente a tempo pieno lavora otto ore. In questa nuova metrica del MIC si è scelto, facendo anche riferimento a studi internazionali (si veda Sorrentino, 1995; OECD, 1995; Martin, 1994), di considerare solo parzialmente occupati alcuni dei lavoratori in part time involontario. All’interno di questo aggregato si è scelto di inserire una quota dei sottoccupati - persone che lavorano part time ma che vorrebbero lavorare un numero maggiore di ore e dichiarano di essere disponibili a lavorare più ore entro le due settimane successive – tra i disoccupati. Sulla base della distribuzione degli occupati per ore lavorate si è calcolato il rapporto tra le ore lavorate da coloro che lavorano settimanalmente tra le 2 e le 20 ore e la media delle ore lavorate per occupato. Sulla base di questo rapporto, circa il 40% è stato mantenuto tra gli occupati, mentre il 60% circa è confluito tra i disoccupati. Gli scoraggiati correggono anche il denominatore, estendendo il concetto tradizionale di forze di lavoro a coloro che hanno svolto l’ultima azione di ricerca da due a tre mesi fa e che, quindi, sono più facilmente assimilabili ai disoccupati che agli inattivi; i sottoccupati e i cassaintegrati equivalenti non compaiono al denominatore perché già conteggiati tra gli occupati dall’ISTAT.

Il tasso di disoccupazione esteso è il termine in parentesi quadra a destra nella seguente formula:

MIC=0,7353 × (infl. AF) + 1,2647 × [(disocc. + sottoccupati + scoraggiati+ CIG)/(occ.+disocc.+scoraggiati.) × 100]

Di seguito la descrizione delle singole variabili e le fonti:

  • Tasso di inflazione dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto: dati mensili di fonte ISTAT, variazione tendenziale;
  • Tasso di disoccupazione, occupati e disoccupati: dati mensili destagionalizzati di fonte ISTAT;
  • Sottoccupati: dati trimestrali di fonte ISTAT mensilizzati e destagionalizzati con TRAMO-SEATS;
  • Ore CIG: dati mensili INPS sulle ore effettivamente utilizzate (tiraggio, confronti omogenei); tale stima costituisce un’approssimazione dal momento che le comunicazioni delle aziende all’INPS non sono sempre contestuali al periodo di fruizione del sussidio da parte del lavoratore. I dati sono destagionalizzati con TRAMO-SEATS;
  • CIG: numero di CIG-teste, calcolate dividendo le Ore CIG utilizzate per 2000 ore annue (166,6 al mese);
  • Scoraggiati: sottoinsieme di inattivi che (1) si dichiarano in cerca di lavoro, (2) sono disponibili a lavorare nelle prossime due settimane e (3) anche se non lo hanno fatto nelle ultime quattro settimane, affermano di aver compiuto una o più azioni di ricerca da 2 a 3 mesi prima dell’intervista. Dati trimestrali di fonte ISTAT mensilizzati e destagionalizzati con TRAMO-SEATS.

Per il presente numero

  • I dati sulle ore di CIG effettivamente utilizzate sono stati destagionalizzati e, per gli ultimi due mesi, stimati con TRAMO-SEATS;
  • I dati sui sottoccupati e sugli scoraggiati per gli ultimi tre mesi sono stimati applicando ai dati trimestrali un modello di previsione che tenga conto delle ciclicità stagionali (le elaborazioni sono state effettuate con TRAMO-SEATS). La previsione è stata poi mensilizzata.

Riferimenti

  1. Becchetti L., Castriota S., Giuntella O. (2010), “The Effects of Age and Job Protection on the Welfare Costs of Inflation and Unemployment”, European Journal of Political Economy, Vol. 26, pp. 137-146.
  2. Di Tella R., MacCulloch R., Oswald A. (2001), “Preferences over Inflation and Unemployment: Evidence from Surveys of Happiness”, American Economic Review, Vol. 91, pp. 335-341.
  3. Constance Sorrentino (1995), “International Unemployment Indicators, 1983-93”, Monthly labor review, U.S. Department of Labor, Bureau of Labor Statistics.
  4. OECD Employment OUTLOOK (1995) “Supplementary measures of labour market slack an analysis of discouraged and involuntary part-time workers”, Chapter 2.
  5. John P. Martin (1994) "The extent of high unemployment in OECD countries," Proceedings - Economic Policy Symposium - Jackson Hole, Federal Reserve Bank of Kansas City, issue Jan, pages 5-48.

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