Giuseppe Roscioli

Giuseppe Roscioli

Vice Presidente Vicario Federalberghi

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25 ottobre 2011


 

 

 


STATI GENERALI DI CONFCOMMERCIO

Milano, 25 ottobre 2011

 

Intervento di Giuseppe Roscioli

Vicepresidente Vicario di Federalberghi

 

 

 

Federalberghi aderisce e partecipa con convinzione a quest’importante iniziativa di Confcommercio, per rammentare al Paese il notevole contributo che le imprese del turismo del commercio e dei servizi offrono al progresso ed allo sviluppo dell’economia e della società.

Noi siamo qui oggi per parlare della sofferenza che vivono le nostre imprese, i nostri collaboratori, i nostri clienti.

Siamo qui per confrontarci con la crisi. Ma vogliamo guardare oltre la crisi.

Noi non ci domandiamo se ci sarà una ripresa. La storia ci insegna che ogni ciclo recessivo è stato seguito da un rimbalzo della domanda, che si è presentata con maggiore vivacità rispetto al periodo precedente.

In Italia, nel corso del 2011, l’andamento del turismo alberghiero ha finalmente registrato una tendenza all’aumento delle presenze, con un incremento medio del 2,3% nei primi nove mesi dell’anno.

Registriamo in alcuni casi anche timidi segnale di ripresa del volume d’affari, che purtroppo tardano ancora ad estendersi e a stabilizzarsi.

Il turismo italiano dà prova di tenuta anche in relazione al numero degli occupati, chiudendo con una sostanziale tenuta, tanto nella componente stabile quanto in quella stagionale.

Va precisato che i trend non si manifestano in modo omogeneo, con alcuni segmenti di mercato e alcune destinazioni che più di altri continuano a sentire il peso della congiuntura.

Ma noi vogliamo essere ottimisti.

Le stime dell’Organizzazione mondiale del Turismo ci dicono che - a livello globale - la crescita del comparto continuerà anche per i prossimi due decenni, con una crescita media annua superiore al 3%, che ci porterà nel 2030 ad avere 1,8 miliardi di turisti internazionali.

E allora, sorge spontanea la domanda: cosa occorre fare per intercettare questi flussi?

La risposta, è tutto sommato semplice: mettere le imprese italiane in condizioni di competere sul mercato internazionale.

Non ci aiuta a competere l’introduzione dell’imposta di soggiorno, con la quale si chiede alle imprese alberghiere di ripianare il deficit degli enti locali.

Poiché il turista non vota, qualcuno ha pensato di imporre al forestiero il costo di questo nuovo dazio, illudendosi di non pagare pegno.

Ma è una visione miope. Il turista si informa e sceglie. E in questo scenario bastano pochi euro di differenza per finire fuori mercato.

Non va nella giusta direzione la manovra estiva, che prevede la soppressione di alcune festività.

Qualcuno dirà che il provvedimento è stato migliorato, che inizialmente era molto peggio, in quanto cancellava anche il 25 aprile, il primo maggio e il 2 giugno. Sono d’accordo con voi, ma è una magra consolazione.

Ancor di più, ci sconforta la convinzione su cui è stata basata la proposta. Qualcuno evidentemente ha pensato che durante i ponti (e, più in generale, durante le vacanze) il Paese si fermi e nessuno lavori.

Il sistema ricettivo e della ristorazione, la rete dei trasporti, l’offerta culturale e museale, le aree naturali protette e i luoghi di divertimento vengono ignorati, insieme alle tante altre attività che integrano l’offerta turistica, dimenticando il contributo apportato dal nostro settore alla ricchezza nazionale, con quasi due milioni di occupati diretti in attività turistiche e un incidenza sul prodotto interno lordo superiore al 7%.

Non ci soddisfa l’immobilismo sull’Iva. Da anni ascoltiamo promesse su promesse, da destra e da sinistra.

E il differenziale resta invariato: 10% in Italia, 5,5% in Francia, 8% in Spagna.

Anche qui, qualcuno vorrebbe che ci accontentassimo del fatto che l’Iva non è aumentata, che la manovra estiva non ha colpito il turismo.

Ma francamente, non ci basta.

Per accompagnare e sostenere la crescita dell'economia turistica, sarebbe necessario anzitutto contenere il costo del lavoro, eliminando gli oneri impropri che ancora gravano su di esso (a partire dall'IRAP).

E ridurre il costo del danaro, per agevolare le imprese che intendono investire nel rinnovamento delle strutture, strada maestra per recuperare margini di qualità e redditività.

Siamo tuttavia consapevoli dei limiti imposti dai vincoli di finanza pubblica e quindi non ci illudiamo sulla possibilità che venga una risposta tempestiva a richieste che comporterebbero nuove spese o minori entrate.

Per questo motivo, con senso di responsabilità, Federalberghi ha elaborato un pacchetto di proposte che incentivano lo sviluppo senza pesare sui conti dello Stato.

Chiediamo l’adozione di un piano strategico nazionale per il turismo, che individui i grandi obiettivi dell’azione di promozione sui mercati stranieri, a sostegno del brand Italia.

Le priorità da perseguire dovranno essere definite con il contributo delle regioni e dell’ENIT.

Ma, nel contempo, le regioni e l’ENIT dovranno concentrare le proprie risorse su tali priorità, evitando di disperderle presentandosi all’estero in ordine sparso.

Abbiamo chiesto, inoltre, l’adozione di misure volte a garantire efficienza alle imprese ed al mercato. Ne ricordo solo alcune, di interesse specifico per nostro settore, che riguardano:

- l’adozione di misure che favoriscano la trasparenza del commercio on line e contrastino le pratiche sleali e ingannevoli;

- la semplificazione degli adempimenti che gravano sulle imprese turistico ricettive in materia di prevenzione incendi;

- la semplificazione degli adempimenti connessi alla registrazione delle persone alloggiate;

- la semplificazione degli adempimenti connessi all’assunzione dei lavoratori;

- l’assunzione di iniziative volte a favorire la diffusione dei buoni vacanze.

 

Una manovra che tenga in considerazione questi aspetti può rappresentare quel segnale di attenzione che i mercati e gli operatori attendono.

Dare attenzione al turismo significa dare attenzione al Paese, in quanto il nostro settore meglio e più celermente di altri può contribuire al rilancio dell'economia favorendo una crescita equilibrata, incentrata sulla valorizzazione del territorio, sulla compatibilità ambientale e sulla creazione di nuova occupazione.

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