Intervento del Presidente dei Giovani Imprenditori Confcommercio Paolo Galimberti

Intervento del Presidente dei Giovani Imprenditori Confcommercio Paolo Galimberti

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23 settembre 2008

L’emergenza educativa
Ia edizione del Forum Giovani Imprenditori Confcommercio

 

Palazzo "Ca’ Corner"

Venezia, 19 settembre 2008

 

 

Intervento del Presidente dei Giovani Imprenditori Confcommercio

Paolo Galimberti

 

Buongiorno, e grazie a tutti di essere intervenuti a questa conferenza stampa di apertura del primo Workshop “L’emergenza educativa”, organizzato dai Giovani Imprenditori di Confcommercio in collaborazione con Ambrosetti. 

Il  Gruppo Nazionale Giovani Imprenditori Confcommercio, istituito nel 1988,  compie 20 anni.  Siamo quindi un gruppo costituito da giovani (under 40) e con obiettivi chiari e condivisi come la crescita professionale degli associati e la diffusione di una nuova cultura d’impresa.

Una cultura d’impresa che privilegi competenze e professionalità, meritocrazia e talento: esattamente l’oggetto delle ricerche che vi sono state appena presentate e dei temi che saranno dibattuti nel corso del workshop “L’emergenza educativa”, perché siamo consapevoli che la nostra economia ha bisogno di un sistema educativo migliore, quantitativamente e qualitativamente.

Le valutazioni che abbiamo ascoltato fotografano un sistema scolastico che sembra progressivamente “peggiorare” - in termini di investimenti, di selezione, di performance degli studenti.

E questo non possiamo permettercelo, non può permetterselo la nostra società, la nostra economia.

I risultati delle ricerche d’altronde parlano chiaro: c’è una correlazione fra quantità e qualità di istruzione da una parte e incremento del Pil dall’altra, e questo perché solo innalzando il livello di istruzione si possono incrementare le professionalità necessarie ad aumentare la produttività e di conseguenza favorire la crescita economica.

Perché la competitività si misura non solo dalla “quantità” di innovazione immessa in un prodotto, ma soprattutto, in un’economia sempre più terziarizzata, dalla qualità dell’innovazione nei processi.

C’è, quindi, un obiettivo generale da raggiungere, quello della crescita economica. Le previsioni dei più importanti analisti del mercato parano di un inizio di ripresa degli investimenti solo a partire dagli ultimi mesi del 2009. Inutile ricordarvi che siamo entrati in un periodo di  recessione. I consumi hanno registrato una flessione per il terzo trimestre consecutivo e la prospettiva di chiusura per il 2008 confermerà il trend attuale. Questo di per se, già sarebbe un motivo sufficiente per occuparsi - vedremo come nel corso delle diverse sessioni - del problema educativo. Ma ci sono altri motivi, altrettanto validi, per farlo.

Le ricerche e i  sondaggi  ci consegnano una fotografia in chiaroscuro di quella fetta di popolazione giovanile che ha avuto la possibilità di perfezionare il proprio ciclo di studi: speranze ed ottimismo ma anche tanta preoccupazione e soprattutto una richiesta quasi strillata al governo per interventi ed azioni che favoriscano il merito e la capacità  di intraprendenze individuali. In una battuta mi verrebbe da dire “fate largo ai bravi”. Queste richieste sembrano essere condivise sulla carta anche dalla attuale classe dirigente rappresentata dagli opinion leaders intervistati, ma sconfessati poi dai risultati della indagine. Infatti emerge una debolezza strutturale del sistema nel suo complesso che di fatto non sembra favorire “i migliori”, con strumenti di selezione che vedono il ricorso a società specializzate solo nel 28% dei casi, una percentuale inferiore rispetto a chi preferisce utilizzare l’antico sistema del “passaparola”, ossia la “segnalazione da parte di conoscenti”.

La ricerca dimostra infatti che al Sud ed al Centro si ritiene ancora che uno degli aspetti più importanti per trovare lavoro sia il “sapersi arrangiare ed adattare” piuttosto che investire sulla vera preparazione, la quale non viene premiata visti i meccanismi di corporativismo ancora presenti in moltissime realtà.

Non voglio parlare di raccomandazioni, perché per chi come me fa l’imprenditore e conosce le difficoltà di fare impresa e di far crescere un’impresa,  non è pensabile, specialmente in una piccola e media realtà,  affidare posti di responsabilità a chi può vantare come unica voce del curriculum vitae una conoscenza influente.

Non è conveniente per noi, non è gratificante per il giovane, è dannoso per l’economia.

Non è un caso d’altronde che gli opinion leader, nel 65% delle risposte, mettano in cima alla graduatoria le piccole e medie imprese quali realtà ove è maggiormente presente una classe dirigente creativa e di talento.

Le imprese diffuse sul territorio, e quelle dei servizi in particolare, sono e saranno sempre di più il motore dell’economia. Tanto più le nuove generazioni saranno preparate e capaci e immetteranno linfa vitale nel sistema produttivo italiano tanto più il nostro Paese potrà diventare competitivo.

La richiesta quindi che rivolgo ai rappresentanti del governo, delle forze sociali, delle imprese, delle Università che interverranno al nostro Forum è quella di lavorare insieme, per individuare e perseguire le azioni che possano realizzare l’obiettivo di fondo della strategia di Lisbona, cioè quello di far divenire l’Europa, e in essa aggiungo io, l’Italia, “l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale”.

Infatti il ciclo triennale 2008 – 2010, avviato dal Consiglio Europeo la scorsa primavera, sarà imperniato sul rafforzamento delle politiche inerenti la conoscenza e l’innovazione, il potenziale delle PMI, l’occupazione e le strategie energetiche per l’Europa.

Noi, come giovani imprenditori, grazie alla spiccata curiosità e al forte spirito di innovazione orientato alla risoluzione dei problemi e alla ricerca dell’eccellenza, la nostra parte  la stiamo già facendo tutti i giorni superando le difficoltà di un’economia che è ferma da molto tempo, di una competizione sempre più forte tra imprese, e tra sistemi di imprese, una pressione fiscale che per il momento non scende e una burocrazia che continua a pesare sui tempi e sui costi di gestione.

Pensiamo dunque che si possa e si debba, per il bene comune, sfruttare le nuove energie dei giovani, per garantire al  nostro sistema - economico, sociale politico - un ricambio generazionale in linea con i tempi.

Chiediamo, insomma, che le nuove generazioni possano avere “pari opportunità” rispetto ai coetanei degli altri Paesi - in termini di istruzione, di accesso al mercato del lavoro, di valorizzazione delle capacità imprenditoriali – per poter competere  ad armi pari.

E per fare questo, quattro sono gli obiettivi prioritari da perseguire: qualificare il sistema dell’istruzione allineandolo agli standard europei;  “ripensare” la formazione superiore che oggi ancora soffre di un’impostazione legata a modelli “industriali” ormai sorpassati; eliminare le barriere al sistema meritocratico che ingessano il mercato del lavoro e infine favorire politiche attive che supportino e accompagnino la nascita e il consolidamento di nuove imprese con un sistema di tutoraggio  e di accompagnamento, anche con il coinvolgimento delle Università.

 

Grazie.

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