Note a margine del messaggio del Presidente della Repubblica

Note a margine del messaggio del Presidente della Repubblica

Intervento del Presidente Sangalli

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22 marzo 2011
Macro Carrier

 

Cari Amici,

anzitutto, ancora grazie al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per il Suo messaggio.

Mi permetto, a margine, qualche rapidissima annotazione “storica”.

In una recente intervista, il Presidente Napolitano ha sottolineato che “la formazione dello Stato nazionale italiano segna per l’Italia l’ingresso nella modernità”.

Affermazione che vale per ogni aspetto della storia d’Italia. E che vale anche per la storia economica del nostro Paese.

L’Italia del 1861 – ebbe a scrivere Valerio Castronovo – “era, in sostanza, un’area arretrata, priva di materie prime, con una popolazione crescente, e con delle strutture fragili ed elitarie, anche se già con un piede nell’area dello sviluppo capitalistico europeo, dell’unificazione tecnologica e dei mercati”.

Con un processo certamente complesso ed in cui non sono mancati errori e contraddizioni, l’Italia è divenuta, nei suoi centocinquant’anni, realtà protagonista della crescita e dello sviluppo, in Europa e nel mondo.

Da economia agricola si è fatta economia industriale classica prima, ed economia industriale avanzata dopo, fino a misurarsi, oggi, con una crescente integrazione fra sistema industriale e sistema dei servizi, che costituisce la cifra tipica di quella economia della conoscenza da perseguire – in coerenza con le strategie dell’Unione europea – per costruire crescita sostenibile, buona occupazione, coesione sociale e territoriale.

Facendo leva sulle energie delle imprese e del lavoro e con un ruolo storicamente importante dello Stato e della finanza pubblica, il benessere del Paese si è grandemente accresciuto e democrazia e Stato sociale si sono sviluppati.

Esauritosi il modello storico del capitalismo di Stato e del capitalismo delle grandi famiglie, piccole e medie imprese e distretti territoriali hanno sorretto la competitività italiana.

Nella storia repubblicana, un importante sistema di relazioni sindacali ha agito come regolatore del rapporto tra capitale e lavoro, sospingendo democrazia e benessere ed inverando il dettato dell’art. 1 della Costituzione della Repubblica.

E’ stato altresì merito della Repubblica avere sempre mantenuto saldissimo il nesso tra progresso economico e sociale del Paese e partecipazione al progetto europeo. Negli anni più recenti, al progetto di Unione monetaria, che è ora chiamata – proprio alla luce della lezione della “grande crisi” - a farsi sempre di più compiuta Unione economica e politica.

L’Italia è cresciuta. L’Italia ha saputo crescere. Ricordarlo e riconoscerlo, può e deve essere motivo per spronare tutti a condividere la responsabilità di affrontare le tante difficoltà del tempo presente, scegliendo di agire per un’Italia più ambiziosa.

“Insomma – ha detto, ancora di recente, il Presidente Napolitano – dobbiamo mettere bene in luce quel che abbiamo fatto, dobbiamo guardare con serenità, con freddezza e soprattutto con slancio a quel che resta da fare, dobbiamo avere anche più ambizione. Sì, dobbiamo avere più ambizione: è necessario che l’abbiamo, e sentiamo di poterla avere per onorare il meglio della nostra storia”.

 

 

Più ambizione. Per rilanciare crescita e sviluppo anzitutto nel nostro Mezzogiorno come grande occasione di crescita e sviluppo dell’intero Paese.

Più ambizione. Per costruire un giusto federalismo fiscale, che sia occasione di controllo e riqualificazione della spesa pubblica, e – in questo modo ed in uno con l’avanzamento dell’azione di contrasto e recupero dell’evasione e dell’elusione fiscale – di progressiva riduzione della pressione fiscale complessiva.

Più ambizione. Per affermare un modello di relazioni tra impresa e lavoro compiutamente collaborative e capaci di sospingere produttività, occupazione e dinamica salariale.

Più ambizione. Per riconoscere e premiare merito, responsabilità e talento. Per investire in infrastrutture, scuola e ricerca, innovazione.

Più ambizione. Per il futuro dell’Italia e dei suoi giovani.

Sono – tutti questi – temi che puntualmente tornano negli interventi del Presidente della Repubblica. Sono – tutti questi – i temi che stiamo qui discutendo.

Grazie, Signor Presidente

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