Sintesi per la stampa

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23 settembre 2008

L’emergenza educativa
Ia edizione del Forum Giovani Imprenditori Confcommercio

 

Palazzo "Ca’ Corner"

Venezia, 19 settembre 2008

 

 

 

Esistono barriere alla diffusione di un sistema meritocratico

 

Vince ancora il posto fisso

 

Scuola a misura di un mercato che non c’è più

 

Giovani con le valigie pronte

 

Matrimonio e figli le rinunce per il lavoro

 

Esistono nel nostro sistema economico-sociale barriere alla meritocrazia e questo è confermato anche da come sia ancora fortemente dominante il sistema della cooptazione; infatti, se il 91% dell’attuale classe dirigente in Italia afferma di utilizzare criteri di selezione meritocratici nella scelta dei propri collaboratori, c’è un’elevata percentuale (54%) che considera la meritocrazia come il fattore meno soddisfacente (grafico  1) e il processo di selezione adottato resta quello della conoscenza diretta o della segnalazione da parte di conoscenti (grafico  2); insomma, quasi tutti si ritengono meritocratici ma poi giudicano il sistema assai carente da questo punto di vista facendo emergere nella classe dirigente italiana un orientamento teorico e non pratico verso i principi della meritocrazia; creatività e talento sono comunque i tratti principali che contraddistinguono l’attuale classe dirigente e che si ritrovano, in particolare, nelle Pmi e nei settori dell’arte e design e in quello dei media e comunicazioni (grafico  3); sulle capacità e sui livelli di preparazione dei giovani di oggi è ancora molto forte l’influenza del contesto sociale e familiare di provenienza e si registra un forte divario nelle competenze Nord-Sud che per essere colmato richiede due anni di istruzione secondaria in più; sul versante scolastico e universitario i percorsi didattici e formativi sembrano essere rivolti più verso un modello di mercato che non c’è più – quello manifatturiero – e che comunque è destinato ad assorbire una minore percentuale di laureati rispetto ai nostri partner europei (grafico  6); elemento, questo, che mette a nudo la debolezza del sistema universitario italiano, rispetto a quello di altri paesi, che “sforna” molti più laureati di quanto il mercato stesso riesca ad assorbire evidenziando la difficoltà del nostro sistema a spostarsi, ad evolversi verso un’economia post-industriale; il problema, quindi, sta nel giusto bilanciamento tra quantità (quanti anni studiamo) e qualità dell’istruzione (come studiamo) e questo è un punto fondamentale perché l’istruzione influenza la crescita dei sistemi economici in misura rilevante. Secondo le più accreditate stime econometriche, se l’Italia riuscisse ad innalzare di 3 anni gli anni medi di istruzione della popolazione, il tasso medio annuo di crescita del PIL potenziale, e quindi di quello effettivo, crescerebbe di quasi l’80%, passando dall'insoddisfacente valore di 1,3%-1,5% di oggi ad un più europeo e moderno 2,3%-2,7%.

Focalizzando l’analisi sui giovani iscritti agli ultimi due anni di università emerge un generale ottimismo per quanto riguarda le aspettative di inserimento nel mondo del lavoro entro un anno dal conseguimento della laurea (la pensa così oltre il 67% del campione) che si riduce a poco meno del 54% per coloro che ritengono che svolgeranno la professione desiderata e addirittura al 40% per chi ritiene che il lavoro che svolgerà entro un anno dalla laurea gli consentirà di fare carriera; aspettative che, in tutti e tre i casi, sono appannaggio soprattutto degli uomini e di chi si laurea nelle regioni del Nord-Ovest; per quanto riguarda il tipo di lavoro desiderato, terminata la laurea, la maggior parte dei giovani (60%) è attratta dalla sicurezza e dalla stabilità del posto fisso (in particolare donne e residenti nelle regioni del Nord-Est, del Centro e del Sud) rispetto a chi (40%) è orientato ad un lavoro autonomo (preferito soprattutto da uomini e residenti nel Nord-Ovest); una volta entrati nel mondo del lavoro, il fattore più importante risulta essere un lavoro interessante seguito dalla sicurezza del posto di lavoro, dalla possibilità di fare carriera e, infine, da un’alta remunerazione (grafico  7); potrebbe essere un’illusione – vista la larga diffusione del sistema delle “raccomandazioni” – ma è positivo il fatto che ancora oggi quasi l’80% ritiene fondamentali per entrare nel mondo del lavoro la propria forza di carattere e determinazione ma anche doti personali come creatività e scaltrezza, davanti a fattori come, in ordine di importanza, la conoscenza di una lingua straniera, le abilità e competenze tecniche personali, la qualità e il prestigio della propria formazione e, da ultime, le relazioni personali ritenute importanti solo dal 45%; ma quali sono le rinunce e i sacrifici che i giovani laureati sono disposti a fare in nome del lavoro cercato e desiderato? Spostarsi geograficamente, seppur per un breve periodo, ma anche rinviare matrimonio e figli (grafico  8); indicazione, quest’ultima, che evidenzia come l’attuale contesto sociale, al di là del sistema formativo, non permetta un adeguato bilanciamento vita-lavoro; un certo pessimismo emerge, poi, dai giudizi sul contesto politico e sociale: quasi i 2/3 del campione, infatti, non crede che l’azione dell’attuale governo possa avere risvolti positivi con riferimento al tipo di lavoro desiderato e il 61% nutre scarsa fiducia sul fatto che vivere e studiare in Italia possa favorire i progetti di vita e di lavoro dei giovani; ecco allora che tra le richieste al governo dei giovani laureandi o neolaureati (grafico  9) troviamo ai primi posti il riconoscimento del merito sia in ambito universitario che nel lavoro (73,5%), agevolazioni per i giovani che intendono farsi una famiglia e avere dei figli (70%), maggiore facilità per l’accesso al credito per pagare il mutuo o gli studi (67%); in ogni caso, oltre il 73% valuta positivamente gli insegnamenti ricevuti nel corso della scuola media superiore, percentuale che sale all’83,5% rispetto all’istruzione universitaria ricevuta: questi i principali risultati che emergono da una ricerca sui temi della formazione, capitale umano, talenti e classe dirigente, meritocrazia e aspettative dei giovani realizzata da Confcommercio in collaborazione con Format ricerche di mercato, Istituto Piepoli e con gli esperti del mondo accademico Giorgio Casoni (Politecnico di Milano) e Paolo Polidori (Università di Urbino).

 

 


Grafico 1

 

Fonte: indagine “La classe dirigente e il talento” realizzata da Istituto Piepoli per Confcommercio.

 

 


Grafico 2

 

Fonte: indagine “La classe dirigente e il talento” realizzata da Istituto Piepoli per Confcommercio.

 

 


Grafico 3

 

Fonte: indagine “La classe dirigente e il talento” realizzata da Istituto Piepoli per Confcommercio.

 

 


Grafico 4

 

Come l’istruzione influenza la crescita dei sistemi economici

 

Un anno aggiuntivo di istruzione medio stimola la crescita economica nel lungo periodo di circa 0,72 punti base.

Se l’Italia riuscisse ad innalzare di 3 anni gli anni medi di istruzione della popolazione, il tasso medio annuo di crescita del PIL passerebbe dal valore attuale di 1,3%-1,5% ad un 2,3%-2,7%.

 

 

Fonte: indagine “Oltre l’emergenza educativa: capitale umano, talento e meritocrazia” realizzata dall’Ufficio Studi di Confcommercio in collaborazione con Giorgio Casoni (Politecnico di Milano) e Paolo Polidori (Università di Urbino).

 

 

 


Grafico 5

 

Qualità dell’istruzione e PIL

 

Il grafico mostra la relazione positiva esistente fra una misura dell’istruzione che tiene conto della qualità del sistema formativo e il livello del Pil pro capite (espresso in dollari).

 

 

Fonte: indagine “Oltre l’emergenza educativa: capitale umano, talento e meritocrazia” realizzata dall’Ufficio Studi di Confcommercio in collaborazione con Giorgio Casoni (Politecnico di Milano) e Paolo Polidori (Università di Urbino).

 

 


Grafico 6

 

Fonte: indagine “Oltre l’emergenza educativa: capitale umano, talento e meritocrazia” realizzata dall’Ufficio Studi di Confcommercio in collaborazione con Giorgio Casoni (Politecnico di Milano) e Paolo Polidori (Università di Urbino).

 

 


Grafico 7

 

Fonte: indagine “L’emergenza formativa dei giovani italiani: speranze e aspettative tra presente e futuro” realizzata da Format ricerche di mercato per Confcommercio.

 

 


Grafico 8

 

Fonte: indagine “L’emergenza formativa dei giovani italiani: speranze e aspettative tra presente e futuro” realizzata da Format ricerche di mercato per Confcommercio.

 

 


Grafico 9

 

Fonte: indagine “L’emergenza formativa dei giovani italiani: speranze e aspettative tra presente e futuro” realizzata da Format ricerche di mercato per Confcommercio.

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